Viva il lupo, di Angelo Carotenuto

Sono giorni che penso e ripenso a quale altro libro proporre in lettura. Non so bene cosa si intenda per lettura da “ombrellone”, frequento pochissimi ombrelloni e mi pare pure una definizione svilente.

Accantono le millemila novità e mi avvicino ad un’altra storia, ripresa grazie al prezioso suggerimento di Fabio Stassi.

Viva il lupo, di Angelo Carotenuto e pubblicato da Sellerio l’anno scorso.

Gabriele Purotti, detto Puro, è il leader dei Dorita e giudice in un popolare talent show musicale. Un mercoledì di luglio si sveglia senza voce, un misterioso malessere che coincide con la notizia della morte di Tete, una giovane cantante sedicenne investita da un treno poco dopo essere stata scartata da lui durante le audizioni. La tragedia lo travolge di sensi di colpa, spingendolo a indagare sulla vita della ragazza e a ripercorrere le conseguenze delle sue decisioni su altri giovani artisti respinti, cercandoli  uno per uno.  E, come spesso capita, è il percorso che fa la differenza, trasformando la sua visione e segnando una svolta nella sua vita.

“l’invenzione decisiva nella storia dell’umanità gli pareva fosse stata il muro e non la ruota. Il muro per dire un recinto, una barriera, un limite dietro il quale barricarsi per proteggersi…”.

Angelo Carotenuto offre la possibilità di guardare oltre quel muro, regalandoci una finestra sull’adolescenza, sui desideri, sulle aspettative, e la difficoltà di ascolto e comunicazione tra generazioni, “perché avere sedici anni è sempre uguale, significa avere un grande desiderio d’amore, sentirsi stanchi di essere usati, di essere la parte passiva di un ingranaggio dove tutto è programmato, dove altri schiacciano pulsanti al posto tuo, e muovono leve” e dove sembra non esistere più la possibilità di dire “non so”, per dire “vedremo”.

In questo tempo fragile e sordo, la letteratura ci viene in soccorso. Ci viene detto che è arrivato il momento di un “tempo nuovo” per ascoltare e dare una nuova occasione.

L’AUTORE

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