Sì, aveva pensato Tom rivedendola quella notte, l’infanzia era un incubo e l’innocenza un inferno da cui non si sarebbe risvegliato che per constatare che era troppo tardi.
La notte devastata è il quinto romanzo di Jean-Baptiste Del Amo pubblicato in italiano e arriva in libreria per Gramma Feltrinelli nella traduzione di Maria Baiocchi. Accantonato (per il momento?) il tema della trasmissione della violenza da una generazione all’altra che aveva contraddistinto i titoli precedenti, questa volta l’autore ci regala un romanzo che rende omaggio al genere horror e a uno dei suoi maestri, Stephen King. Ma definirlo semplicemente un romanzo dell’orrore sarebbe riduttivo: il genere, qui, è soprattutto un mezzo per restituire paure e desideri di uno dei periodi più complessi da raccontare, l’adolescenza.
Ci troviamo alla periferia di Tolosa, a metà degli anni Novanta, quando le città sono in piena espansione e il confine tra aree urbanizzate e campagna si fa sempre più labile. I protagonisti sono cinque adolescenti che, dopo la morte tragica di un loro compagno di scuola, decidono di indagare sull’accaduto, scoprendo un legame inaspettato con una casa abbandonata, seminascosta dai rovi. Questa casa dell’impasse des Ormes (vi dice qualcosa Elm Street?) esercita un fascino magnetico sui ragazzi, diventando a tutti gli effetti il sesto protagonista del romanzo: una sorta di varco spazio-temporale che porta ciascuno di loro a confrontarsi, chi con le proprie paure, chi con i propri desideri più o meno confessati.
Con il procedere della narrazione, e mano a mano che Tom, Max, Mehdi, Alex e Lena entrano ed escono da quella casa, il ritmo si fa sempre più serrato, fino a spingere i protagonisti – e con loro il lettore – a chiedersi se ciò che vivono appartenga alla realtà o a quella dimensione che la casa sembra generare nutrendosi del loro inconscio. Alla fine la verità riesce a emergere dalle tenebre, ma per farlo occorre attraversare quella notte devastata – la nuit ravagée, come recita il titolo originale – che ognuno di noi ha conosciuto nel passaggio dall’infanzia all’età adulta.
Ancora una volta, come in tutti i suoi romanzi precedenti, è l’uso della lingua a catturare l’attenzione del lettore, unito al talento nella caratterizzazione dei personaggi e nella resa delle ambientazioni.
In mezzo a centinaia di libri pressoché simili tra loro, Del Amo trova sempre il modo di distinguersi. Riesce a restituire alla letteratura tutto il suo potere: quello di disturbarci, di metterci a disagio, di costringerci al confronto con noi stessi.
Entrate anche voi in quella casa: leggete questo libro!
